Al Cannizzaro una «biobanca» per preservare la fertilità

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Il Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania, dopo i lavori di ristrutturazione e adeguamento, punta ad aumentare il volume di attività e ad ampliare la sfera delle prestazioni erogate. Il Centro, che fa parte del Dipartimento Materno-Infantile diretto dal prof. Paolo Scollo, è stato rinnovato con interventi di miglioramento, ampliamento e adeguamento degli spazi, implementazione del personale e dotazione di apparecchiature, che consentiranno di aumentare il numero dei cicli l’anno dai 250 effettuati mediamente in precedenza ai 500 che saranno raggiunti a regime. E, a breve, sarà avviato il Programma per la preservazione della fertilità, fiore all’occhiello del Centro PMA, con la crioconservazione delle cellule riproduttive.

L’apertura della biobanca, la prima pubblica in Sicilia, segna per la sanità regionale un traguardo atteso: sarà infatti offerta a pazienti, uomini e donne, che rischiano di perdere la capacità riproduttiva per varie cause (in primis tumori e loro trattamento), la possibilità di conservare le proprie cellule per poterle utilizzare, attraverso tecniche di fecondazione assistita, in un momento successivo. I pazienti che prioritariamente potranno accedere a questo servizio saranno quelli con patologie oncologiche, come le donne affette da carcinoma mammario, tumore sempre più frequentemente scoperto in età ancora fertile e comunque quando la donna non ha ancora esaurito la volontà di generare un figlio. «Circa il 3% del totale dei casi di tumore maligno – spiega il prof. Paolo Scollo – viene diagnosticato in pazienti con età inferiore ai 40 anni: poiché il trattamento chemioterapico è legato alla possibile comparsa di infertilità secondaria, tutti i pazienti, maschi e femmine, con diagnosi di tumore in età riproduttiva devono essere adeguatamente informati del rischio di riduzione o perdita della fertilità come conseguenza dei trattamenti antitumorali e, contestualmente, delle strategie disponibili per ridurre tale rischio».

È quanto ha preso il via nell’ospedale Cannizzaro, dove i professionisti del Centro PMA hanno incontrato oncologi, senologi e fisiatri dell’Unità Spinale per organizzare il percorso clinico assistenziale. Saranno infatti candidati al trattamento di crioconservazione degli ovociti, del campione seminale e del tessuto gonadico: donne (e bambine) di età inferiore a 38 anni e uomini che a causa di un tumore maligno si debbano sottoporre a trattamenti chemioterapici e/o radioterapici in grado di alterare irreversibilmente il potenziale riproduttivo, sia nel senso della loro distruzione, sia in quello dell’induzione di anomalie genetiche a carico del Dna degli ovociti stessi; donne che debbano rinviare la gravidanza a causa di malattie generali non tumorali che possono essere curate, ma solo con farmaci potenzialmente tossici per l’ovaio o in grado di indurre mutazioni del Dna degli ovociti; donne affette da malattie benigne dell’ovaio (ad esempio endometriosi ovarica grave o cisti ovariche bilaterali) che possono determinare nel tempo la graduale distruzione del tessuto ovarico contenente gli ovociti nei casi in cui la chirurgia conservativa non sia praticabile; bambine affette dalla Sindrome di Turner, un’anomalia cromosomica che comporta la presenza di una scarsa riserva ovarica. «Ci rivolgeremo – specifica il dott. Placido Borzì, responsabile delle attività cliniche di PMA – anche ai pazienti con lesioni midollari che comportino limitazioni nella sfera sessuale e riproduttiva e ai pazienti maschi in tutti quei casi in cui si verifica una caduta graduale della spermatogenesi».

La biobanca dell’ospedale Cannizzaro, la cui responsabilità è affidata alla dott.ssa Maria Elena Vento, dirigente biologa, si rivolgerà, in quanto centro di riferimento, ai pazienti di tutte le strutture, pubbliche e private, dell’intera regione (maggiori informazioni al numero 0957262256).

 

   

One Response to Al Cannizzaro una «biobanca» per preservare la fertilità

  1. Mi chiedo cosa voglia dire “…e comunque quando la donna non abbia ancora esaurito la volontà di generare un figlio…” Comunque faccio un grosso in bocca al lupo al dott. Borzí e alla dott.ssa Vento per questa attività che segna una svolta.
    G.B.

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