Alta qualità di vita anche dopo un tumore al seno

Paura di sentirsi diverse, di non riuscire a reintegrarsi tra gli amici, in famiglia, paura di perdere il lavoro per via delle assenze, per colpa della malattia. E soprattutto, paura di non essere più la donna di prima. Dipende da questo la qualità di vita dopo un cancro al seno: tutti fattori importanti tanto quanto la diagnosi e la terapia. Se ne è parlato alla due giorni di approfondimento Quality of life, rivolta a tutte le figure mediche legate alla patologia,  organizzata con l’impegno dell’équipe dell’Unità operativa multidisciplinare di senologia, Dipartimento materno infantile AO Cannizzaro Catania, e in particolare della dott.ssa Francesca Catalano,  promotrice del corso e presidente del comitato scientifico (composto da Francesco Basile, Giuseppe Catanuto, Filippo Fraggetta, Francesco Marletta, Rosario Perrotta, Giuseppa Scandurra e Paolo Scollo).

«Iniziative come queste – ha detto la dott.ssa Catalano – dimostrano quanto sia importante tenere conto di ogni aspetto legato al carcinoma mammario, essere riusciti a riunire sotto lo stesso tetto chirurghi generali e plastici, psicologi, infermieri, ginecologi, epidemiologi, pediatri, genetisti, oncologi, radiologi, radioterapisti, fisiatri, fisioterapisti, associazioni e pazienti con le proprie testimonianze, non fa che rafforzare il lavoro che quotidianamente svolgiamo in corsia. Un grazie a quanti sono intervenuti e hanno creduto alla qualità dell’evento».

A fare la differenza è proprio l’approccio multidisciplinare. «Le donne affette da carcinoma mammario – ha affermato Massimo Buscema, presidente dell’Ordine dei Medici di Catania – sono assalite da molti timori e insicurezze, la cura di questa patologia in particolare richiede la concomitanza di più competenze mediche per tutelare quanto più possibile la paziente e garantire una buona qualità di vita». In questo i pazienti assumono un ruolo centrale, «rappresentando l’indicatore perfetto della prestazione sanitaria – ha sottolineato del Commissario straordinario del Cannizzaro Salvatore Paolo Cantaro – nessuno meglio di loro può segnalarci le criticità. Perché la sanità è buona se è considerata tale da chi vive la malattia in prima persona». A portare i saluti dell’arcivescovo Mons. Salvatore Gristina è stato don Mario Torracca, cappellano dell’ospedale Cannizzaro, che ha ricordato «il suggestivo particolare che lega l’evento alla santa patrona Agata della città, che subì l’asportazione del seno come martirio, e per questo considerata la santa protettrice delle donne con tumore al seno».

E infine c’è il poi: quello che succede subito dopo un trattamento, i problemi legati alla sessualità, all’estetica, con tutte le possibili soluzioni mediche affinché la paziente possa continuare a sentirsi donna, affrontando sia fisicamente che psicologicamente il cambiamento continuando a guardarsi allo specchio. Tema questo, che è anche il leit motiv del corto “In seno alle donne” – diretto dal regista Giuseppe Consales – con la partecipazione delle volontarie Andos (Associazione nazionale donne operate al seno) Comitato Catania, proiettato a conclusione del congresso, insieme all’estrazione dell’opera “Picasso è la mia grande mamma”, realizzata da Giada Fedeli, il cui ricavato è devoluto all’Andos.

   

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