“Gruppo sala d’attesa”, progetto pilota in Ginecologia

«Cercavo da tempo il confronto con chi come me affronta e vive ogni giorno un nuovo modo di vedere le cose. Non mi sono chiesta, venendo all’incontro, cosa potessi darvi o cosa potessi ricevere da voi. Sentivo però che mi sarei arricchita e così è stato. Noi tutte ci siamo trovate dall’oggi al domani a fronteggiare qualcosa di cui tutti hanno sentito parlare ma solo che chi si trova dentro sa veramente cos’è». È uno stralcio della lettera scritta da una paziente partecipante a un progetto pilota di sostegno a donne con patologia mammaria e patologia ovarica appena concluso presso l’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Cannizzaro di Catania.

Nella consapevolezza che il cancro rappresenta una prova esistenziale sconvolgente, genera paura, disorientamento e sconforto, sentimenti spesso amplificati in ambienti poco “protetti” come la sala d’aspetto del luogo di cura, l’Azienda Cannizzaro ha infatti creato un gruppo di mutuo-aiuto, in cui le partecipanti potessero trovare conforto e sostegno reciproco. Così è stato per il primo gruppo pilota, composto da cinque donne, d’età compresa tra i 42 anni e i 72 anni. «All’inizio – spiega Sonia La Spina, psicologa coordinatrice del progetto – le pazienti sono state sottoposte a colloquio psicologico per valutare l’adesione. Alla conclusione, hanno compilato un questionario anonimo da cui emerge che incontrare altre donne con lo stesso vissuto aiuta a sentirsi meno sole nella lotta contro il cancro».

Sei gli incontri, aperti dall’intervento del prof. Paolo Scollo, direttore dell’UO di Ginecologia e Ostetricia, e svoltisi con la presenza, oltre che della psicoterapeuta, del ginecologo Giuseppe Scibilia e dell’oncologa Giusy Scandurra. Tra i “compiti” assegnati, quello di scrivere una lettera. E una delle pazienti, medico, si è rivolta alle altre “compagne d’avventura”: «La fortuna – ha scritto – è che finora nel mio difficile cammino ho incontrato belle persone che esprimendomi affetto e stima mi hanno dato la giusta carica e così ho capito che è di questo che devo nutrirmi». Visti i risultati positivi, l’esperienza potrà essere riproposta in seguito.

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