Il Centro di Protonterapia ritorna in agenda

Torna nell’agenda pubblica il tema del Centro di Protonterapia progettato nell’ospedale Cannizzaro di Catania. A riportare l’attenzione sull’iniziativa, i Rotary Club della Città di Catania e dell’Area Etnea, dopo la diffusione della notizia che la Regione avrebbe bloccato il progetto: per «coinvolgere tutta la società civile per chiedere agli Organi Regionali l’impegno affinché il progetto protonterapia a Catania, da anni ufficialmente approvato, non venga privato del suo finanziamento già concesso», il club service ha organizzato per sabato 20 febbraio una conferenza stampa, che in realtà è un confronto pubblico, per «fare il punto della situazione e sollecitare le Istituzioni politiche della Regione Siciliana perché venga trovata una soluzione al problema con l’impegno a rifinanziare il progetto».

Per questo «sono stati invitati i politici che in questi anni a vario titolo si sono interessati alla realizzazione del progetto e che potranno intervenire per dare un contributo di chiarezza alla vicenda»: «si ritiene fondamentale – scrive il Rotary – fare sentire la voce di quanti sono sensibili ai problemi dei malati oncologici della nostra Regione, ai quali non si può sottrarre il beneficio di questa terapia che in alcuni casi è estremamente vantaggiosa, come dimostrano i risultati altamente positivi ottenuti nei circa 50 centri al mondo attualmente in attività, dove sono già stati trattati oltre 140.000 pazienti. Inoltre, da alcuni anni in vari centri è stata avviata la sperimentazione per il trattamento di tumori solidi in soggetti in età pediatrica con risultati altamente positivi. Si tratta di tumori nella regione testa-collo, difficilmente curabili con altre terapie, e che è stato possibile trattare solo con protoni».

Il club service ricostruisce la vicenda come si è dispiegata fino al “dialogo competitivo” per la selezione dei concorrenti alla realizzazione del progetto e al primo stop: prequalificati tre Raggruppamenti Temporanei d’Impresa, alla data di scadenza del 31 ottobre 2013, la gara è andata deserta (per approfondimenti, leggere i nostri quattro articoli dedicati all’argomento).

La convocazione della conferenza stampa ha avuto l’effetto di sollecitare il dibattito sulla questione. «Nella nuova struttura si sarebbe potuta affrontare qualsiasi tipo di patologia, a qualunque profondità e di qualunque dimensione. Patologie radio resistenti, poste in prossimità di organi a rischio, che sfruttando una migliore precisione balistica e una maggiore efficacia radiobiologica, avrebbero permesso di seguire pazienti che con le terapie convenzionali non avrebbero potuto essere trattati», ha spiegato il dott. Giacomo Cuttone, direttore dei Laboratori Nazionali del Sud-Infn di Catania. Ma sull’alt al progetto è intervenuto il dott. Gaetano Chiaro, dirigente generale dell’Assessorato regionale della Salute, che così ha precisato: «Soltanto dopo l’analisi del pool scientifico che sta studiando i termini della questione potremo dire se al “Cannizzaro” si potrà realizzare questo Centro che potrebbe, a mio avviso, costare meno dei 112 milioni di euro che erano stati stanziati alcuni anni fa». In sostanza, il progetto non è stato (ancora) cancellato: il confronto pubblico contribuirà a “sciogliere le riserve”, in una direzione o nell’altra.

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