Il percorso di riabilitazione con la terapia occupazionale

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Si chiama “terapia occupazionale”, o “ergoterapia” (dal greco “fare, lavorare, operare”), ed è quel trattamento di riabilitazione, che include aspetti fisiologici, psicologici, pedagogici e sociali, fondato sul presupposto che l’agire in modo finalizzato e sensato sia un bisogno fondamentale dell’individuo. Secondo la definizione data dalla stessa Società italiana di terapia occupazionale, questa «studia, analizza e promuove l’occupazione, ossia le abilità necessarie alla persona per agire nel suo ambiente e per partecipare in attività soddisfacenti, da un punto di vista personale e rilevanti rispetto al proprio ruolo, alla propria età e alla propria cultura. L’occupazione è il mezzo e il fine per sperimentare e acquisire competenze, sostenere il desiderio di autonomia, prevenire stati di malattia e facilitare lo sviluppo armonioso della persona». Il termine “occupazione” fa quindi riferimento all’ampio ventaglio di “attività” in cui l’uomo è impegnato, che strutturano la vita di tutti i giorni e contribuiscono alla salute e al benessere della persona.

Nata nei primi decenni del Novecento, la terapia occupazionale è considerata quasi una novità in Italia, dove in effetti il decreto ministeriale che individua la figura del terapista occupazionale e ne definisce il profilo risale al 1997. Secondo questa norma, “il terapista occupazionale è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante, opera nell’ambito della prevenzione, cura e riabilitazione dei soggetti affetti da malattie e disordini fisici, psichici sia con disabilità temporanee che permanenti, utilizzando attività espressive, manuali – rappresentative, ludiche, della vita quotidiana”.

Terapisti Occupazionali

I terapisti occupazionali Roberta Zito, Marcio Silva e Antonella Maiolo

I primi terapisti occupazionali assunti in Sicilia sono i tre che da poco più di sei mesi prestano servizio all’Unità Spinale Unipolare dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania, struttura dedicata esclusivamente alla cura di persone con lesione midollare. Li abbiamo incontrati per capire meglio il loro lavoro. L’USU del Cannizzaro, che ha il primato di essere la prima del Sud Italia, è dotata di un’apposita palestra di terapia occupazionale, a regime da luglio 2012. E il bilancio dei primi sei mesi di attività dei terapisti occupazionali è positivo: «Spazi e ambienti della struttura sono adeguati, siamo riusciti a impostare il lavoro dall’inizio in un reparto completamente nuovo, i risultati sono già soddisfacenti e sicuramente possiamo fare ancora di più», dicono Antonella Maiolo, Marcio Silva e Roberta Zito.

Le attività svolte sono diverse e dipendono dalle condizioni del paziente, dalle sue necessità, dal programma di riabilitazione. «L’intervento spazia dal posizionamento a letto o agli arti superiori per impostare la mano funzionale, a un vero e proprio training alle ADL, attività della vita quotidiana, quali alimentazione, igiene personale, abbigliamento, cura del sé», spiega Antonella. Così l’hobby di uno può diventare terapia per un altro e anche la cucina si rivela utile perché, oltre a coinvolgere la familiarità con l’ambiente domestico, influisce sull’aspetto emotivo. In ogni caso, «la stessa socializzazione tra pazienti è importante, nella misura in cui consente un confronto e un sostegno reciproco, specie da parte di chi ha già un vissuto di disabilità nei confronti di chi sperimenta condizioni nuove e magari è spaventato e sconfortato», aggiunge Marcio. Tutte le attività sono comunque finalizzate a migliorare le abilità del paziente: «Non meno importante – sottolinea Roberta – è l’aspetto legato agli ausili, innanzitutto la sedia, e l’addestramento al loro utilizzo, fortemente legato alla ridomiciliazione del paziente. Il percorso tiene sempre conto degli interessi, delle necessità e della motivazione della persona, indispensabili per ottenere risultati positivi». L’obiettivo resta quello di ottenere la massima autonomia possibile e migliorare la qualità di vita dell’individuo, recuperando o compensando capacità limitate a seguito di un evento traumatico o comunque di una patologia.

I terapisti occupazionali operano in stretta collaborazione con il resto delle professionalità dell’Unità Spinale nella definizione e realizzazione del progetto riabilitativo di ciascun paziente. Un lavoro che non si esaurisce con la dimissione dal reparto, perché anche il reinserimento della persona nel suo contesto familiare, sociale e lavorativo è seguito dall’équipe dell’USU e dagli stessi terapisti occupazionali, che hanno il compito di favorire l’adattamento sul luogo di lavoro, ad esempio individuando nuove mansioni compatibili con le abilità della persona, così come di rendere vivibile anche in carrozzina l’abitazione in cui si trasferisce il paziente una volta dimesso.

   

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