La vertebroplastica e la prevenzione delle fratture

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Anche casi clinici trattati e risolti nell’ospedale Cannizzaro di Catania saranno illustrati in occasione del simposio annuale della Società americana di Radiologia spinale, in corso fino al 24 febbraio a Scottsdale, in Arizona. Il dott. Luigi Manfré, responsabile dell’Unità operativa di Interventistica spinale mini-invasiva dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro, tra i relatori della convention che raccoglie i maggiori esperti americani ed europei, interverrà infatti sulla vertebroplastica (PVA), considerata la nuova sfida per l’interventista spinale.

Vertebroplastica

Ricostruzione del corpo vertebrale

Scartata l’opzione conservativa, cioè la scelta di non trattare pazienti con VCF con l’aumento vertebrale (VA), e al di là del programma di esercizi di riabilitazione da osteoporosi (ROPE) che può essere un valido strumento di profilassi, Manfré si chiede come sia possibile prevedere una frattura. «Ci sono diversi fattori che possono essere presi in considerazione. Oltre a quelli generali, come il grado di osteoporosi, densità minerale ossea (BMD), altre malattie concomitanti, condizione che può aumentare il rischio di frattura è la posizione di una vertebra nell’architettura della colonna vertebrale, la degenerazione del disco adiacente, la frattura e deformazione di una vertebra adiacente», spiega lo specialista. Vari strumenti di imaging aiutano a scoprire la vertebra a rischio di frattura. Il disco, che è un ammortizzatore naturale, sembra comunque a svolgere un ruolo fondamentale nell’aumento di fratture vertebrali: se rovinato, infatti, la scarsa ammortizzazione provoca una sofferenza delle vertebre, che tendono a rompersi più facilmente. Ecco perché, è la conclusione di Manfré, «quando si esegue una vertebroplastica, si dovrebbe prestare più attenzione al tipo di distribuzione della PMMA, così come il rimodellamento della originale forma vertebrale sembra essere la chiave per evitare nuove fratture».

Accorgimenti che l’Unità di Interventistica spinale mini-invasiva dell’Azienda Cannizzaro osserva negli interventi per le patologie della colonna vertebrale, quali ricostruzione di vertebre con fratture da osteoporosi, ernia del disco, stenosi del canale lombare, fratture vertebrali e vertebro-cifoplastica, lombalgia e lombosciatalgia. Le nuove tecniche praticate dal dott. Manfré riguardano metodiche percutanee (che non richiedono, cioè, un accesso chirurgico), mini-invasive (che procurano traumi minimi o nulli), Tac guidate (eseguite sulla scorta delle immagini computerizzate). Un’offerta di servizi che nel corso del 2012 ha visto l’Unità di Interventistica spinale mini-invasiva eseguire 942 prestazioni, trattando più di 500 pazienti, anche di provenienza extraregionale.

   

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