Lesioni midollari da tuffo: quali pericoli, quale prevenzione

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Tra le principali cause di lesione midollare, dopo gli incidenti stradali (metà dei casi), troviamo quelli sportivi, che determinano tra il 10 e il 20% dei traumi. In questa categoria rientrano i tuffi in acqua, cui si deve almeno il 4% del totale delle mielolesioni. Se, poi, si considera che in Italia ogni anno le persone che riportano un trauma di questo tipo vanno da 1400 a 1800, non dovrebbe stupire la sequenza di casi del primo mese dell’estate 2014 in Sicilia: tra il 10 giugno e i primi giorni di luglio, tra le coste di Catania e del Siracusano, tre giovani hanno riportato lesione midollare dopo un tuffo. Non dagli scogli, come magari si potrebbe immaginare pensando alla pericolosità del nostro mare, ma in spiaggia: un 15enne alla Plaia di Catania, un 32enne e un altro 15enne nelle coste siracusane.

Paziente in carrozzina all'USU

Paziente in carrozzina all’USU

Statisticamente, insomma, potrebbe anche non essere allarmante, ma il fenomeno preoccupa. E spinge a cercare di sensibilizzare a questi pericoli la dott.ssa Maria Pia Onesta, direttore dell’Unità Spinale Unipolare dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania, dove i primi due sfortunati bagnanti sono già ricoverati per iniziare la riabilitazione e il terzo in ordine di tempo è atteso a breve. E dove si trova ancora dall’estate scorsa un rumeno vittima anch’egli di un tuffo in una spiaggia siciliana. Sì, perché l’esito di un trauma alla colonna vertebrale di un gesto in apparenza così innocuo è grave e prende le forme della tetraplegia: lesione del tratto cervicale, paralisi degli arti inferiori e superiori, spesso con disturbi della funzione vescicale, intestinale e sessuale. «Il tuffo è un trauma ad alta energia, con una forza cinetica elevata che determina una compressione della vertebra, con esiti di fratture da scoppio o lussazioni. In ogni caso, l’evento traumatico sul midollo è forte e causa un grado elevato di disabilità e di dipendenza», spiega la dott.ssa Onesta.

Tutto si consuma in un attimo: ci si lancia, si sbatte la testa sul fondo e il trauma può causa la frattura o la lussazione di una vertebra. Dunque, in mare bisogna evitare di tuffarsi nelle acque basse e prima, comunque, accertarsi che il fondale sia abbastanza profondo (più alti si è, più “acqua” serve). Qualora si verificasse un incidente di questo tipo, è fondamentale che il soccorso sia tempestivo e corretto, che il paziente venga spostato con le tecniche di sicurezza e che sia operato nelle 4-6 ore successive all’evento, quindi trasferito in una Unità Spinale il prima possibile.

«L’incidenza delle lesioni midollari da tuffo è minore in Nord Europa e in Australia, dove viene svolta un’opera di prevenzione e sensibilizzazione di altissimo livello, che da noi manca completamente. Bisognerebbe quindi – conclude la dott.ssa Onesta – insistere sull’informazione a scuola e nei siti balneari, come fanno le Asp della riviera romagnola e veneta. Anche l’Unità Spinale è disponibile a una campagna di sensibilizzazione».

   

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