Prevenzione e cura del cancro ovarico

In ragione della comprovata correlazione tra mutazione del gene BRCA e cancro mammario e ovarico, oggi la valutazione dello stato del gene BRCA è imprescindibile sia per l’inquadramento del rischio di ammalare e sia per le possibilità di cura e quindi per il percorso terapeutico ottimale delle pazienti. Tutte le linee guida proposte dalle società scientifiche di riferimento, internazionali e nazionali, convergono univocamente sull’obbligo di offrire tale indagine alle pazienti affette dalla neoplasia ma anche, con adeguata consulenza genetica, ai familiari nella logica di prevenzione primaria. Test e consulenza che l’Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania, sensibile da sempre a tale problematica, è in grado di offrire.

Il dott. Paolo Scollo
Il dott. Paolo Scollo

Il Dipartimento materno-infantile diretto del prof. Paolo Scollo, infatti, già da anni riconosciuto come “Centro di riferimento regionale per l’oncologia ginecologica”, grazie ad un programma aziendale multidisciplinare, esegue diagnostica molecolare avanzata applicata al tumore ovarico garantendo alle pazienti che ne sono affette la possibilità di avere accesso a farmaci detti “a bersaglio molecolare” o “target therapies”, che hanno dimostrato una straordinaria efficacia nella cura di questa malattia. «Tali terapie, utilizzando l’informazione sulla mutazione dei geni BRCA 1 e 2, aprono l’accesso ai farmaci target conosciuti come PARP inibitori che in ambito internazionale – spiega il prof. Scollo – hanno fatto registrare risultati eccellenti in termini di cura e di sopravvivenza delle pazienti affette da tale complessa malattia».

In particolare, oltre il test per la ricerca della mutazione su prelievo ematico, per valutare la presenza della mutazione “germinale”, il Cannizzaro offre anche il test su tessuto neoplastico, per valutare la presenza della mutazione “somatica”. «La conoscenza di entrambi gli stati mutazionali, cioè del tumore e dell’organismo che lo ospita, consente di ottimizzare i percorsi diagnostici e di cura delle pazienti malate ma anche dei familiari», aggiunge il primario.

Si stima che, a fronte di un rischio dell’1,2% che la popolazione femminile generale ha di ammalarsi di cancro ovarico, una donna portatrice della mutazione del BRCA arriva fino al 40%; nell’ambito poi del cancro mammario (che ha una incidenza di 10 volte superiore rispetto al cancro ovarico), il rischio della popolazione femminile in generale è del 10%, ma nella popolazione mutata arriva fino all’80%. «Ecco perché – conclude Scollo – la conoscenza di questo gene di attuare sia una strategia di prevenzione primaria con possibilità di non ammalarsi, sia un percorso di terapia che aumenta fino all’80% la percentuale di sopravvivenza nelle pazienti affette da cancro ovarico».

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