“Medicina Protetta al Cannizzaro, esempio di modernità di cure”

Monea
Dott.ssa Maria Concetta Mondea

La dott.ssa Maria Concetta Monea, oltre all’UOC di Anestesia e Rianimazione con Tipo, dirige anche la Medicina Protetta dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro, reparto dedicato alla cura dei detenuti. E in questa veste è presidente del “Convegno delle Unità Operative di Medicina Protetta in Italia: la rete dei progetti”, ospitato nell’aula convegni dell’ospedale Cannizzaro (edificio P) venerdì 25 e sabato 26 settembre. Sull’evento scientifico nazionale, organizzato dalla Simspe, Società italiana di Medicina e sanità penitenziaria, con il Patrocinio del Ministero della Giustizia e il partenariato con l’Istituto Superiore di Studi Penitenziari (ISSP), nonché sulle Unità Operative di Medicina Protetta in Italia, le abbiamo rivolto alcune domande.

Dott.ssa Monea, quali sono, sotto il profilo sanitario, i caratteri distintivi di un reparto di Medicina Protetta? Ad esempio, il convegno affronta il tema della interprofessionalità…

«I reparti di Medicina Protetta garantiscono i massimi livelli di assistenza ospedaliera all’interno di strutture organizzate per il massimo controllo della Sicurezza, con la presenza di Agenti di Polizia Penitenziaria in servizio stabile al loro interno, insieme agli Operatori Sanitari Ospedalieri. La relazione tra professionalità appartenenti a culture organizzative diverse deve essere curata nei minimi aspetti affinché la salute del detenuto possa essere garantita. Il reparto di medicina protetta è, quindi, il paradigma operativo del concetto di Connected Health (sanità connessa), una sanità che pone al centro il paziente come individuo e non solo come sorgente di un bisogno sanitario e che lo sostiene armonizzando tutti gli aspetti della cura: sanitario, sociale, psicologico e, nel caso specifico giudiziario. Di fatto i reparti di medicina protetta sono totipotenti e possono sviluppare nell’arco della loro attività delle caratteristiche che li rendono molto differenti l’uno dall’altro pur dovendo conservare una comune impostazione».

Quali sono le maggiori criticità, o comunque gli aspetti più impegnativi, che si possono incontrare nella gestione di un reparto per detenuti?

«Come già detto, la necessità di garantire una buona relazione tra professionalità appartenenti a culture organizzative molto diverse e che guardano allo stesso problema angolature differenti. Da qui la necessità di trovare sempre soluzioni che mettano tutti nella condizione di esercitare le proprie competenze al fine del raggiungimento dell’obiettivo salute».

Ingresso del reparto detenuti dell'ospedale Cannizzaro
Ingresso del reparto detenuti dell’ospedale Cannizzaro

La Medicina Protetta in Italia è realtà da diversi anni, ma quanta strada ancora deve fare? Quali altre “conquiste” da fare?

«La medicina protetta così come è impostato il reparto operante al “Cannizzaro”, può diventare nel giro di pochi anni un reparto pilota perché impostato per intensità di cure. Infatti essendo gestito da medici intensivisti, vengono ricoverati pazienti sia medici che chirurgici che necessitano di livelli di intensità di cure che, partendo da livello basso o medio, possono arrivare anche a livello di intensità elevato. Fino alla vera e propria terapia intensiva, essendo, il reparto, dotato di 4 posti-letto con monitoraggio emodinamico completo».

In Sicilia, in particolare, qual è la situazione? La rete è sufficiente? E in cosa, eventualmente, deficitaria?

«Esistono in Sicilia diversi ospedali con reparti detenuti inseriti nei reparti di chirurgia o medicina ma il reparto di medicina protetta del Cannizzaro ha caratteristiche uniche per modernità e livello di intensità di cure. Può ospitare fino a 12 detenuti anche provenienti dal pronto soccorso e non abbiamo mai fatto attendere i pazienti ritenuti urgenti mentre le liste di attesa per interventi chirurgici non sono mai dipese dalla disponibilità di posti letto».

Qual è, in questo quadro, il posto del reparto di Medicina Protetta del Cannizzaro? Che tipo di rapporto si è instaurato con le altre Amministrazioni?

«Il reparto di medicina protetta del Cannizzaro si pone senz’altro come un esempio di modernità di cure data la sua impostazione per intensità di cure e multidisciplinare (ci avvaliamo infatti, se necessario, di consulenti di elevato livello professionale). In questo modo siamo stati in grado, offrendo la massima sicurezza, di affrontare percorsi diagnostici di elevato livello di accuratezza o, ad esempio, interventi molto impegnativi come lobectomie polmonari o emicolectomie oltre che patologie cardiache come lo scompenso e l’infarto del miocardio precocemente trattato con posizionamento di stents coronarici. In questi primi due anni di lavoro insieme, l’impegno e la collaborazione con i medici e gli infermieri delle case circondariali, con l’amministrazione, ed in particolare con la Polizia penitenziaria, sono sempre stati al massimo e ciò ha consentito una sinergia che ha portato risultati di elevatissimo livello».

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